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News
2020_0423_Spital Emmental_Gruppenbild_webnews Helene Jenni (a sinistra), Responsabile d’immobile dell’ospedale Emmental

Impegno eccezionale all'ospedale Emmental

Proteggo sufficientemente me stesso e i miei cari dal coronavirus? Attualmente, in Svizzera, questa domanda preoccupa molte persone. Una di queste è Helene Jenni, che ricorre a mezzi insoliti per investire tutte le sue forze nella lotta contro il coronavirus.
Helene Jenni lavora all'ospedale Emmental. Da molti anni è Responsabile d’immobile ed è a capo di un team di undici persone. Vive in una fattoria non lontano dall'ospedale con il suo compagno e la madre di lui. Sebbene sia legata la suo partner solo da pochi anni, i due hanno già dovuto affrontare varie sventure: non molto tempo fa le visite di Helene in ospedale non erano solo di natura professionale, ma anche personale, per sostenere il suo partner malato di cancro. Fortunatamente il partner di Helene ha vinto la battaglia contro il cancro e ora vive di nuovo a casa. Tuttavia, il suo sistema immunitario non è ancora stabile e deve quindi proteggersi adeguatamente.

Il rischio è troppo grande

Lo sviluppo pandemico del coronavirus ha interrotto la loro coabitazione. Helene Jenni vive con due persone che appartengono entrambe a categorie a rischio: il suo compagno a causa della sua malattia e la madre, a 78 anni, a causa dell'età. Allo stesso tempo sono state aumentate le misure igieniche dell'ospedale ed Helene Jenni è diventata ancora più consapevole del pericolo latente del virus. «Ora è importante che io possa impegnarmi al massimo sul lavoro», dice Helene Jenni, «ciò significa che devo rimanere in salute e non mettere in pericolo gli altri, soprattutto i miei due cari a casa.» 

Così Helene Jenni se ne è andata di casa senza ulteriori indugi. Decisiva per questa decisione è stata la passata relazione di Helene Jenni: cinque anni fa, ha perso il suo partner di allora per un cancro ai polmoni. Il pericolo latente di un virus polmonare scatena quindi ricordi molto personali in Helene e ha rafforzato la sua determinazione. Per Helene Jenni la questione dell'onere finanziario aggiuntivo era secondaria. Ai suoi superiori è apparso subito chiaro che i costi dovevano essere sostenuti da ISS, poiché questo straordinario sforzo deve essere ricompensato. «Mi rende orgoglioso poter contare su collaboratori come Helene. In questa situazione personale è ovvio che, come datori di lavoro, desideriamo dare e non solo prendere», afferma Matthias Ruoss, Direttore regionale Berna presso ISS. Ora Helene Jenni vive a pochi passi dall'ospedale in un piccolo monolocale che ha anche una piccola terrazza. «La mattina arrivo presto in ospedale e la sera, quando torno a casa, mi siedo sulla terrazza e chiamo il mio compagno. Siamo a soli due chilometri di distanza in linea d'aria. Quando mi sono trasferita, mi ha detto: immagino che tu stia facendo un viaggio intorno al mondo e quando tornerai avrai molto da raccontarmi e sarò felice di abbracciarti di nuovo.»

Impegno totale al servizio dei pazienti

Helene concentra ora tutte le sue energie sull'importante lavoro all'ospedale Emmental. «Per me è una cosa ovvia! In questi tempi dobbiamo tutti sostenerci a vicenda. I pazienti hanno bisogno di noi. L’ospedale ha bisogno di noi. Il mio team ha bisogno di me», afferma Helene Jenni. Non avrebbe mai lasciato da solo il suo team per andare in quarantena per motivi di sicurezza: «È un sogno lavorare con queste persone!»

Helene Jenni, una donna che, con un impegno sincero e idee straordinarie, fa tanto bene e, allo stesso tempo, resta umile. «Non è niente di speciale. Fa parte del mio lavoro sostenere i nostri clienti e, in ultima analisi, tutti coloro che combattono il coronavirus in Svizzera.»
 
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Ospedale Emmental